Dati intermedi Congresso PD

Riceviamo da “Democratici, davvero” e pubblichiamo:

Ad oggi ha votato il 58,68% degli iscritti (circa il 40% dei Circoli), questi i dati parziali:

Ignazio Marino 7,96%

Dario Franceschini 36,50%

Pierluigi Bersani 55,54%

Casini: Pd e Pdl in stato confusionale. Lorenzo Ria aderisce all’UDC

da Affaritaliani.it

“Abbiamo costruito un partito nuovo,un partito grande, che sia veramente in grado di rompere laspirale del bipartitismo che ha gia’ dimostrato tutte le suecontraddizioni. Pd e Pdl sono in stato confusionale, vittime diDi Pietro e della Lega, noi pensiamo di essere una forza dicambiamento”.

“Lorenzo Ria – ha aggiunto Casini – e’ una risorsaimportante nel Salento per determinare un salto di qualita’ alpartito. Noi chiediamo una cosa sola e semplice a tutti: farsicarico dell’esigenza di cambiamento e di discontinuita’. Cosi’le cose non vanno”.

Il Potere degli Incentivi. E l’eccesso di politica.

 

E’ condiviso che, oramai, studiare e formarsi nel territorio sia sinonimo di esser coglioni, insomma, direbbero gli inglesi, tutto il contrario di “cool”. Tanto poi un lavoro te lo trova la famiglia bussando a casa degli amici..E la ragione è la seguente. In un’economia in cui la politica media e sostituisce gran parte delle transazioni tra gli agenti economici, i mercati non esistono, o meglio, vengono sostituiti dalle relazioni amicali tra dirigenze politiche. Oltre a portare inefficienze strutturali, che chiunque abbia studiato dei fondamenti di economia politica potrebbe agevolmente comprendere, questo procedere porta ad incidere sugli incentivi, annullandoli. Al contrario, in una società in competizione, innanzitutto si rinnova la classe dirigente, dove una nuova prende il posto di quella vecchia ormai sterile, gerontocratica e da tempo seduta a guardare. A patto però che non si cloni una finta-nuova classe dirigente, attraverso accordi e cooptazioni.

Ritornando agli incentivi, quelli ad informarsi, a ragionare con la propria testa, ad esprimersi, a partecipare, a specializzarsi e ad assumersi rischi per avviare una propria impresa, questi vi sono solo quando il sistema economico li predispone. Diremmo a questo punto che il nostro territorio non offre certi incentivi individuali. E lo snodo principale è costituito appunto dal rapporto tra formazione e mercato del lavoro. Primo, nella nostra economia, il mercato del lavoro è sommerso, perchè chi controlla il mercato del lavoro ha il vantaggio di incrementare il bacino di elettori potenziali, ovvero la clientela politica. Pare, quindi, che la seconda repubblica abbia ereditato i vizietti della prima repubblica. Secondo, tutto è drammaticamente relativo. Nel senso che conta la famiglia da cui si proviene, non la scuola in cui ci si è formati, e con quali risultati . A seconda della famiglia di cui si fa parte si può accedere alla stessa classe sociale, classi che oggi appaiono rigidamente separate, con scarsissima mobilità sociale. Pare che la struttura sociale medievale si sia riprodotta a inizio del terzo millennio. Terzo, il più antipatico, la cooptazione è regina del nostro sistema socio-economico. Ma come è possibile parlare di produttività e competitività quando, alla base, abbiamo la cooptazione? Senza una sana competizione si finisce per mediare su qualsiasi cosa, con una tendenza alla pianificazione centrale, che si è dimostrata inefficiente e tuttaltro che efficace.

E’ chiaro che tutto questo non produce l’incentivo a crescere . Anzi produce l’effetto di una società ripiegata su sè stessa, avvitata e ingessata dove si finisce, o per emigrare, o per accontentarsi. Entrambe queste “opzioni” producono effetti drammatici. La prima, l’emigrazione, perchè priva il territorio di prezioso capitale umano che è stato, appunto, formato con dispendio di risorse dello stesso territorio! Insomma, una doppia emorragia, che tutti nascondono sotto il tappeto. La seconda, l’accontentarsi, provoca un effetto perverso nella fiducia nel libero mercato, una ricaduta nelle autostime e una cultura degli “sbarramenti” per cui non vale la pena di investire e formarsi, perchè non servirebbe a nulla.

Perciò, desideriamo concludere con una domanda. Qual è il vero ascensore sociale del nostro territorio? Noi vorremmo che si rispondesse la scuola, e non la raccomandazione, il cognome, la storia della famiglia da cui si proviene. Sennò si è conservatori, non progressisti. Altrimenti si è lobbisti e corporativisti, non liberisti.

Grazie, info@giovani-democratici.it

Lorenzo Cesa: con Montezemolo il Centro vale almeno il 15%

da Affaritaliani.it

Montezemolo è una risorsa per il Paese. Lo ha dimostrato come presidente della Confindustria, lo sta dimostrando come presidente della Fiat e come presidente della Ferrari. E’ una risorsa e se avesse voglia di occuparsi più concretamente della vita politica del Paese, secondo me, sarebbe un fatto molto positivo per l’Italia”. Con queste parole il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa commenta con Affaritaliani.it la possibile discesa in politica di Luca Cordero di Montezemolo.

Attacco agli Italiani a Kabul: Dolore e Riconoscenza verso i Caduti in Afghanistan

Desideriamo esprimere dolore e riconoscenza nei confronti dei militari caduti in Afghanistan.

I loro nomi: Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Gian Domenico Pistonami, Roberto Valente, Antonio Fortunato e Massimiliano Randino.

Tutti in età compresa tra i 26 e i 37 anni, i sei soldati italiani sono stati uccisi in un attacco a Kabul; erano tutti paracadutisti della Brigata Folgore di Siena, 186° reggimento dell’Esercito Italiano.

Enrico Letta: PD alleato di un Centro forte per battere Berlusconi. Innescata polemica nel PD

da Affaritaliani.it

Il Pd potrà battere Berlusconi soltanto se alleato con un forte partito di centro, secondo Enrico Letta, che lunedì pomeriggio è intervenuto a Genova a un incontro pubblico per l’elezione della segreteria regionale ligure. “Il Pd – ha detto Letta a margine dell’incontro – vincerà le prossime elezioni politiche soltanto se cambieremo schema di gioco, abbiamo bisogno di uno schema in cui un partito, un soggetto, un’area di centro insieme a noi faccia maggioranza. Credo quindi che tutto ciò che si muove al centro per noi sia interessante e ritengo sbagliato in questo momento picconare il centro, lasciamolo fare a Berlusconi, noi dobbiamo allettare il centro. Il nostro futuro passa per un Pd forte alleato con un centro forte”.

Le reazioni nel PD:

“Le dichiarazioni di Enrico Letta su un’area di centro forte prospettano un’ipotesi legittima, ma sicuramente datata. Mi chiedo come l’inevitabile divisione dei compiti fra un Pd, a questo punto necessariamente ‘di sinistra’, e una formazione centrista possa, secondo Letta, conciliarsi con le esigenze di un partito nuovo, nato per mettere assieme valori e tradizioni diverse. Per dare forma e sostanza al nostro progetto, non e’ da questo schema che dovremmo partire, ma da una proposta di governo che e’ gia’ nel Dna del Pd e che tuttavia non trova spazio anche per le continue e dannose polemiche, come questa riguardante le alleanze e il centro”. Lo dichiara Giorgio Merlo, deputato del Pd.

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Rutelli e il PD: smentito l’addio al partito

da Affaritaliani.it

“E’ veramente singolare che il Corriere della Sera pubblichi oggi un articolo a proposito di un mio libro che non è stato neppure stampato, e di cui neppure un bravo giornalista come chi ha scritto oggi sul quotidiano puo’ conoscere il contenuto”. Lo precisa Francesco Rutelli in una nota e aggiunge: “Il Corriere sostiene che il capitolo finale del libro non sarebbe stato ancora scritto, eppure si avventura a dedicare il titolo proprio al suo presunto contenuto: ‘L’addio di Rutelli al Pd’. Posso semplicemente dire – conclude Rutelli – che questa informazione-supposizione non è vera”.

Savino Pezzotta: Montezemolo è l’uomo giusto

da Affaritaliani.it

Domenica il leader delll’Udc Pierferdinando Casini ha lasciato intendere che in Parlamento ci possa essere una maggioranza alternativa a quella Pdl-Lega.
“Casini ha detto che, rispetto a quel che dice la Lega e alle sue proposte, in Parlamento c’è una grande maggioranza alternativa. Non ha parlato di governo”. 

Domenica Casini ha rilanciato il Grande Centro. Anche in relazione a questo progetto c’è chi immagina la discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo. Secondo lei è un’ipotesi positiva?
“Io per lui ho stima. L’ho conosciuto ed è una persona capace, intelligente. La sua presenza nell’agone pubblico sarebbe utile. Non la vedrei affatto male, perché anche la classe imprenditoriale dovrebbe spendersi un po’ di più rispetto ai mali del Paese. Ma non sto facendo un appello a Luca Cordero di Montezemolo. E’ una scelta che appartiene a lui”.

Avvenire: Solidarietà a Boffo, vittima di un’ingiustizia profonda e crudele

da Affaritaliani.it

Come uomo Dino Boffo e’ stato “vittima di un’ingiustizia profonda e crudele“. E’ quanto afferma l’Avvenire in un’editoriale. Il quotidiano della Cei ribadisce solidarietà al direttore uscente e sottolinea: “Dino Boffo, uomo giusto, ha fatto prova del destino che aspetta chi pratica la giustizia, ha sperimentato su di se’ il peso del male radicale, di quel male che pervicacemente cerchiamo tutti di occultare, di nascondere anche a noi stessi, per non assumerci l’onere di fronteggiarlo (come pure dovremmo fare) fino in fondo. ‘Vinci il male con il bene’, ci ha insegnato San Paolo – prosegue l’Avvenire -. Ma per vincere con il bene il male, bisogna in primo luogo capire quanto il male sia profondo, violento, crudele. La vicenda di cui Boffo e’ stato vittima e’ sotto questo profilo esemplare. Da essa – conclude il quotidiano – c’e', per tutti noi, molto, molto da imparare”.

Frattura tra Bagnasco e Bertone: il piano per il “Grande Centro”

da Repubblica.it di Massimo Giannini

“Lo stesso Bertone lo ha riconosciuto – raccontano Oltre Tevere – quando qualche settimana fa si è lasciato scappare che la nomina di Bagnasco è stato il suo errore più grave. E certe cose, in questi palazzi, si vengono a sapere molto presto…”. Secondo questa stessa ricostruzione, il caso Boffo precipita proprio in questa faglia, che divide Bertone da Bagnasco. E in questa faglia si inserisce anche l’ultima, clamorosa indiscrezione di queste ore: cioè quello che Oltre Tevere qualcuno definisce “il Piano Esterno”. Contrariamente a quello che si pensa – raccontano – “il Segretario di Stato non vuole una Cei schierata con Berlusconi, che considera ormai già fuori dai giochi. Il vero progetto che sta a cuore alla Santa Sede riguarda la nuova aggregazione di centro, che ora avrebbe Pierferdinando Casini come perno politico, e che in futuro vedrebbe Luca di Montezemolo come punto di riferimento finale”.

Il commento di Max: “LA FUGA”

Max scrive:

Da tempo il Partito Democratico non esprime la migliore delle classi possibili di rappresentanti istituzionali. In molti sono a definirlo come una delusione, molto diversa dalle loro aspettative. Sono tante le persone che hanno dato e cercano di dare tanto e con fatica a questa politica, ormai per pochi, che chiude quasi sempre le porte. Mi è incomprensibile pensare a uno spreco di risorse così preziose come tanti altri giovani capaci e intraprendenti che scelgono la via di fuga. Fuga da un paese che non fa nulla per loro, che non offre possibilità di crescita e sviluppo ma sceglie la via dell’isolamento e indebolimento della propria forza propositiva.

Vogliamo il tanto desiderato cambiamento che ancora non si vede.

 

Caro Max, il cambiamento non sei solo tu a volerlo e le porte non le chiudono soltanto a te..

Ma lamentarsi non porta a niente. Se è vero che la situazione è questa e che corrode le migliori aspettative di TUTTI, allora dovremmo trovare il modo per cambiarla, in modo democratico, per ri-aprire quelle porte che dici che vengono sbattute in faccia..

Ma non possiamo pensare alla “cooptazione”, per farci fare un giro di giostra e per poi scendere quando “a loro” è passata la voglia. Il cambiamento avviene solo dal basso, attraverso la proposizione di idee e la libera aggregazione di persone sulla base di un progetto vero, di una proposta concreta. Il cambiamento dall’alto è solo cooptazione e, quella, porta solo dei finti giovani, dei “cloni”.

Prove di “Grosse Koalition”, o meglio, INCIUCIO PD-PDL

Non son passati neppure due anni dall’esperienza nazionale delle elezioni primarie del 14 ottobre 2007, che il PD ha perduto le elezioni legislative del 2008, ha perduto le regionali in Abruzzo e in Sardegna, ha vissuto le dimissioni del suo segretario democraticamente eletto, Walter Veltroni, per venir sostituito dal suo vice confermato dai vertici nazionali e ratificato dall’Assemblea Nazionale. Franceschini ha poi portato il Partito alle Europee, tenendo la soglia del 26%, (al di sotto della quale il Partito avrebbe rischiato di scomparire), con una perdita di circa 7 punti percentuali in un solo anno. Intanto IdV ha catalizzato l’elettorato scontento dell’opposizione troppo incerta del Partito, mentre il Centro ha visto confermarsi il proprio progetto di costruzione di un Terzo Polo di Centro.

Il PD non è riuscito ad affermarsi nonostante:

  1. Il Paese verta in una grave recessione economica, oramai da diversi anni;
  2. Il PDL sia al governo, e il PD sia all’opposizione e questo consentirebbe, teoricamente, di catalizzare l’elettorato scontento del centro-destra;
  3. Il leader del PDL e Capo del Governo Silvio Berlusconi sia stato oggetto di una continua campagna scandalistica nei suoi confronti.

Il bilancio di due anni di convivenza tra Ds e Margherita appare quanto mai drammatico. Al congresso, che si terrà ad ottobre, Ds e Margherita si presentano prevedibilmente spaccati: Bersani sarà sostenuto da gran parte dei Ds oltre a Rosy Bindi ed Enrico Letta, mentre Franceschini avrà il sostegno degli ex Popolari, oltre a Veltroni, Fassino, la Serracchiani ed Adinolfi. Se da una parte si prefigura una sfida tra l’apparato dalemiano da una parte (che con Bersani propone nostalgicamente un PD da “circolo bocciofilo”), dall’altra Franceschini punta ad un rinnovamento della classe dirigente, ad uno svecchiamento dell’apparato. Missione difficile, se non impossibile, dato che gran parte delle testate giornalistiche danno Bersani come vincitore del Congresso e prossimo Segretario del PD. Inoltre è da tener conto che, qualora Bersani vincesse il Congresso del Partito (ed è trai tesserati che Bersani gode di un maggiore consenso rispetto a Franceschini), questo potrebbe comportare un calo della maggiore popolarità (secondo gli ultimi sondaggi) che Franceschini gode tra gli elettori delle primarie rispetto a Bersani.

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Mentre la Lega lancia le gabbie salariali, nessuno parla di riforme e liberalizzazioni

“Non andrò in pensione fino a quando non avremo liberato la nostra gente da Roma ladrona”. A Ponte di Legno, per la festa della Lega, il ministro per le Riforme Umberto Bossi, rilancia tutti i suoi celebri slogan, tanto cari al popolo del Carroccio. Dalla guerra “al centralismo romano” fino alle dichiarazioni contro chi non si arrende alla necessità della rintroduzione delle gabbie salariali. Le uniche parole di apprezzamento per la parte politica avversa sono per Pierluigi Bersani, e per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “migliore di Ciampi, perché non si è mai opposto al governo. Con lui si può dialogare, una cosa importante dato che è lui che firma le leggi”. A proposito delle gabbie salariali: “Fanno parte del disegno del federalismo fiscale, i salari devono essere commisurati alla situazione del territorio in cui si vive”.
Inno da dimenticare – Umberto Bossi è poi tornato a parlare dell’Inno di Mameli: “Quando cantiamo il nostro inno, il Và pensiero, tutti lo cantano e tutti conoscono le parole, non come quello italiano che nessuno conosce. Sempre più gente conosce l’aria di Verdi, segno che c’è un maggiore attaccamento alla Lega perché la gente ne ha piene le scatole di questa situazione”. A proposito di richiami all’arte e alla storia, Bossi ha invitato tutti ad essere presenti alla prima, il prossimo 2 ottobre, del film per la tv Barbarossa, in occasione della quale sarà regalato un libro “che metterete nel posto più bello della vostra casa e quella serata non la dimenticherete”. Un modo per ricordare che “il nuovo potere e il Barbarossa oggi abitano nella Capitale, con questo film vogliamo lanciare un messaggio a Roma ladrona: non esagerare. Il grande popolo romano è sempre stato schiacciato dal centralismo di Roma”.
Legge sui dialetti a scuola – Alla festa della Lega è intervenuto anche il ministro Calderoli che è tornato a parlare dell’obbligo scolastico dello studio dei dialetti. “L’anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che, in meno di un anno, è diventata legge” ha detto Calderoli, “oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge. Nel 2006 avevamo presentato una proposta di legge costituzionale perchè ci fosse la tutela delle lingue locali e dei dialetti e anche della lingua italiana. Oggi, infatti, la lingua italiana è il dialetto romanesco che ci passa la Rai”.

 

Risposta ad un commento di un nostro lettore

Rispondiamo ad Antù:

Due domande:
1. nel punto “il PDL si muove con le stesse logiche dei vecchi apparati del PD”, potreste esporre quali sono invece le “nuove logiche”?;
2. alla luce dell’opportunistica differenza che vi è, purtroppo, tra ideologia e realtà politica locale (esempio del voto al documento della FMPS) e strumenti di politica economica vorrei capire sulla base di quali differenze un giovane dovrebbe avvicinarsi ai giovani democratici anzichè ai giovani del popolo della libertà?

 

La nostra risposta:

1. invece di rincorrere le appartenenze e le fedeltà di partito bisogna valorizzare le vere capacità che non si vedono neppure nei nomi che dovrebbero gestire una istituzione così importante come la Fondazione.

2. oggi come oggi anche i governi più conservatori adottano politiche che si potrebbero definire di sinistra. Cioè è finita la corsa al mercato per il mercato con minore stato possibile ma si reintroducono politiche di forte intervento pubblico almeno in quei settori che vengono definiti strategici, cfr l’ultima enciclica di Benedetto XVI. L’altra ragione è che alcune tipologie che hanno contraddistinto gli anni passati sono arrivate alla fine e, grazie anche alla crisi economica che stiamo attraversando, richiedono una nuova dimensione etica. Fine del nichilismo ludico del successo individuale a tutti i costi e con tutti i mezzi per una dimensione umana della libertà responsabile. Stiamo passando da figure simbolo come Berlusconi, l’ultimo epigono del craxismo, a figure come Marchionne. Sinceramente, la sinistra è rimasta contagiata dalla visioni della vita incentrata sulla facilità del successo individuale e non ha saputo contrapporre nulla di effettivamente valido; da qui nasce il nostro impegno.

Comunicato Stampa Associazione “Giovani Democratici”

In risposta alla lettera di Pietro Staderini, intendiamo fare alcune pubbliche considerazioni oltre che alcuni chiarimenti. Innanzitutto, non possiamo far altro che ringraziarlo per il suo invito. E’ buona educazione, a nostro avviso, ringraziare chiunque ci inviti a unirsi a lui alla realizzazione di un progetto, dato che ciò denota la condivisione delle nostre proposte oltre che delle valutazioni che sono state fatte. Siamo sempre stati contrari alla demonizzazione dell’avversario: di fatto porta solo a polarizzare il consenso politico, trasferendo la dialettica politica dai partiti alla cittadinanza, provocando spaccature, confusione e smarrimento inutili; senza raggiungere risultati che poi meritino di lasciare il segno con un’accezione positiva. Per questo intendiamo ricambiare l’invito di Staderini con il nostro invito ai moderati del PDL ad unirsi a noi per costituire un’area centrista autonoma aperta al dialogo.

In un periodo di evidente recessione economica, l’apparente polarizzazione del confronto politico non potrebbe innescare quel processo riformatore necessario a rilanciare, come una molla nell’economia, il tessuto imprenditoriale, commerciale, produttivo, culturale, finanziario, turistico del territorio. Di fatto, come pare che sia condiviso da ampi strati della cittadinanza, è arrivato il momento di ritornare a guardare lontano, pensando al futuro piuttosto che contrapporre blocchi polarizzati, apparentemente alternativi. Quindi è il caso di fare un passo in avanti, ponderato, ma senza perdite di tempo né inutili dilazioni.

Per quanto concerne la proposta di Pietro Staderini, ci teniamo a rispondere con due riflessioni. Primo, non è detto che ogni volta che si faccia una critica, questo implichi il passare dall’altra parte; le nostre critiche sono state volutamente propositive, con l’intento di individuare alcune tematiche che urgono un intervento repentino dell’amministrazione del territorio. Secondo, se ogni presa di posizione implicasse il passaggio dall’altra parte, allora il PDL che ha votato il documento d’indirizzo della Fondazione MPS, dovrebbe passare nella maggioranza di governo oppure sciogliersi per confluire nel PD.

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