Marco Travaglio: “Puttanopoli”

“…oggi un paese ridotto a un bordello da Berlusconi, finisce per una storia di bordelli…”
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Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali del Senato

Scontro Ghedini-Santoro ad Annozero 11/06/2009

Marco Travaglio: “Cornuti, perdenti e contenti”. Commento del risultato delle Elezioni Europee.

Comunicato stampa

Dalla piega presa dalla dialettica politica del Comune di Sovicille, pare che in molti si siano dimenticati che siamo nel corso di una crisi economica di dimensioni globali come epocali; sarebbe necessario che la politica del territorio, in campagna elettorale, parlasse di temi cari alla cittadinanza, come lavoro e precarietà, e di etica della politica. E’ necessario chiarire se si propone una linea di sviluppo socialista oppure post-comunista, oppure liberale. In fasi di rallentamento congiunturale occorre dare una certa priorità all’emergenza economica e chiarire, nei confronti della cittadinanza, la tipologia dell’approccio “scaccia-crisi” locale. Le polemiche, invece, si sono focalizzate, volutamente da parte dello schieramento polemizzante, sul solito confronto denigratorio tra “destra” e “sinistra”, privando di attenzione i contenuti. Ricordiamo che buona parte dello schieramento del centrosinistra appoggerà Innocenti, rendendolo, nella sostanza, un
candidato “neutro”, un “cittadino” al vaglio degli elettori, non un burocrate, ma un cittadino.

Scriviamo questo comunicato perché tuttora non abbiamo chiaro se il rilancio, secondo i polemizzatori, si baserà su di un’impronta statalista e protezionista, oppure se si deciderà di rilanciare il settore privato con una nuova proposta liberale. Una grande opera infrastrutturale, ad esempio, rivelerebbe la prosecuzione di un approccio statalista, che la teoria economica ci insegna inefficiente, vecchio, sprecone e superato. Sono necessari, al contrario, proposte più “sottili” quanto lungimiranti, che guardino lontano senza provocare distorsioni al sistema economico, come la crescita della piccola media impresa privata non solo nella quantità ma anche nella qualità e competitività, l’aumento del tasso di apertura
dell’economia locale, (cioè dell’incidenza delle esportazioni sul prodotto interno), lo sviluppo di società di consulenza che amplino il ventaglio del terziario avanzato locale.

Per uscire dalla crisi, la voglia di cambiare deve venire dal basso e le istituzioni devono assurgere al ruolo di arbitro, non di allenatore di una squadra contro l’altra. In questo, occorre dare buoni incentivi e anche della buona formazione di qualità, per rendere il sistema produttivo più efficiente ed efficace. I “Cittadini per Sovicille” hanno chiaro che per uscire da una fase storica di recessione occorre cambiare anche la cultura della produzione del territorio, coadiuvando emulazione dei settori più competitivi alla originalità dei talenti del territorio.

Non pensiamo che la demonizzazione della lista civica possa diminuirne il consenso, né che la Berlusconizzazione del candidato Innocenti possa denigrarla agli occhi degli elettori. Innocenti è iscritto al PD, ma il PD di Sovicille non ha voluto fare le primarie, né si è dimostrato disponibile a scegliere democraticamente le candidature. Un partito senza democrazia interna non può dirsi democratico, né di centrosinistra. Lasciamo agli elettori la sentenza delle urne.

Associazione “Giovani Democratici”

Silvio Berlusconi a Porta a Porta: “Adesso parlo io”

Prima parte:

Seconda parte:

Terza parte:

Quarta parte:

Di Pietro VS Ghedini ad Annozero su Terremoto in Abruzzo e Piano Casa

Dimissioni di Enrico Mentana

Dimissioni del Segretario del PD, Walter Veltroni

Da Adnkronos: Italia-Usa, l’addio di Spogli tra critiche e appelli a fermare il declino

da Adnkronos

Dall’ambasciatore in partenza dopo l’insediamento di Barack Obama arriva un quadro impietoso del Belpaese: burocrazia pesante, mercato del lavoro rigido, criminalità organizzata, corruzione e lentezza della giustizia. ”Ma cambiare non è impossibile”

Roma, 5 feb. (Adnkronos) – “Mattone dopo mattone, testa dopo testa, non e’ una missione impossibile” cambiare l’Italia. Anche Ronald Spogli, ambasciatore inviato da George w. Bush a Roma nel 2005 e ora in partenza dopo l’insediamento di Barack Obama, sembra essere stato contagiato dal messaggio di change del nuovo inquilino della Casa Bianca, ma sembra interessato a predicarlo nella terra da dove i suoi avi partirono per l’America. Una terra di cui l’ambasciatore italoamericano non esita a fare, con il linguaggio poco diplomatico – lui lo definisce “schietto” – che lo contraddistingue, un ritratto quanto mai lucido e impietoso nel dettagliare le ragioni che hanno posto “l’Italia in una condizione di relativo declino, che ha portato il Paese ad essere considerato da alcuni come il ‘malato d’Europa”. “Coloro che mi conoscono bene sanno pero’ che nutro un profondo affetto per il vostro Paese ed ogni critica e’ sempre stata scandita nel massimo rispetto per la terra dei miei avi”, mette la mani avanti Spogli in apertura del lungo saluto-monito rivolto ai giornalisti italiani e corrispondenti americani invitati a Villa Taverna. Ma poi il ‘cahier de doleances’ che Spogli sciorina sugli annosi problemi, “che tutti conosciamo bene”, che condannano l’Italia ad essere il fanalino di coda “nelle classifiche internazionali sulle condizioni per fare business e investire”, e’ lungo e non fa sconti a nessuno. “Una burocrazia pesante, un mercato del lavoro rigido, la criminalita’ organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, la mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del ventunesimo secolo” elenca l’ambasciatore, che non esita a entrare con decisione anche nel tema, politicamente caldo in Italia, della situazione del sistema scolastico. “E’ una tragedia nazionale, direi imbarazzante, che non ci sia una sola universita’ italiana nei primi posti delle classifiche internazionali”, afferma senza mezzi termini l’ambasciatore, che in questi anni ha avuto un grande interesse per gli studenti italiani, riservando loro, per esempio, uno degli incontri di George W. Bush nella sua visita d’addio a Roma lo scorso giugno. Studenti che esprimono “un pessimismo per il proprio futuro”, la sfiducia in un sistema non meritocratico, “in cui la relazione tra l’impegno ed il suo riconoscimento e’ debole”, e spinge molti a “pensare al proprio futuro altrove”. Insomma un quadro a tinte fosche, in cui non manca il riferimento alla mancanza di uno “spirito nazionale, consenso nazionale” per affrontare le sfide che il Paese si trova di fronte: “L’Italia ha gia’ visto troppe grandi opere rimaste incompiute e la priorita’ della sicurezza energetica e’ troppo importante per risentire dei capricci della politica” continua l’ambasciatore, avvertendo dei rischi di una politica di sicurezza energetica soggetta alla “tentazione da parte dei governi che si succederanno di cancellare o cambiare radicalmente i progetti gia’ avviati”. Ma non e’ un orizzonte privo di segnali di speranza e di ripresa, assicura l’ambasciatore, rispondendo alle domande dei giornalisti.

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Bersani: “A ottobre mi candiderò per la leadership del PD”

Da Repubblica

CAGLIARI - Se non ora, quando? “La volta scorsa ho fatto una grandissima cavolata a non candidarmi alle primarie”. Ci furono pressioni enormi, “sarei andato a chiedere i voti ai segretari delle federazioni mettendoli in imbarazzo perché il partito aveva fatto un’altra scelta. Mi rimaneva la possibilità di mettermi alla testa di una lista di consumatori.”. Troppo poco per puntare al vertice. Ma gli errori non si ripetono.

Pierluigi Bersani ha un programma, un’idea di Partito democratico (opposta per molti versi a quella di Walter Veltroni), una visione di come si esercita la leadership. Persino l’età non è un problema, a dispetto dei soliti discorsi sul ricambio generazionale. “Sono un giovane di lungo corso, io”, dice scherzando dall’alto dei suoi 57 anni. Dunque, ora. Il dado è tratto, Bersani lancia la sua corsa verso la segreteria del Pd. Con i tempi del partito che celebra il congresso a ottobre, certo. Con le variabili della politica: elezioni in Sardegna, amministrative, Europee. “Ma ho deciso di espormi subito perché sento il disamore dei nostri elettori, la mancanza di una prospettiva. Hanno bisogno di un punto di riferimento, altrimenti se ne vanno”.

Bersani gira l’Italia da settimane, nei centri della crisi. Lavora per “la ditta”, ma si guarda anche intorno, cerca di capire cosa chiedono i cittadini al Partito democratico. E a un eventuale nuovo segretario. Ieri era in Sardegna. Per Renato Soru, che potrebbe essere uno sfidante in autunno, e per ascoltare le domande del mondo del lavoro. Davanti ai cancelli della Syndial, fabbrica di cloro dell’Eni, trova ad aspettarlo tutti i 220 operai preoccupati per il loro futuro. Li rassicura, li prende sotto braccio, li coccola col suo accento emiliano, spiega anche qual è secondo lui la missione principale di un partito di sinistra. “Da 150 anni la nostra storia, con le sue evoluzioni, si fa carico del punto di vista dei più deboli, dei subordinati. Questo dobbiamo continuare a fare per costruire una società migliore”. Poi nella sede regionale del Pd a Cagliari, accompagnato dal “commissario” Achille Passoni e dall’assessore all’Industria Concetta Rau, incontra i rappresentanti dell’Eurallumina, raffineria del Sulcis che il 23 febbraio rischia di chiudere i battenti per un anno. Così hanno deciso i proprietari russi.

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15mila VISITE!!! Grazie!

Un immenso grazie a tutti i visitatori dei Giovani-Democratici.it che, finalmente, ha iniziato a risalire i ranking dei motori di ricerca e a captare l’interesse del navigatore.

Sperando che sia di Vostro gradimento,

“Giovani Democratici”

da IBL: Governi protezionisti con le banche, liberisti con gli operai

Lo sciovinismo economico nasce dall’atteggiamento ambiguo e ipocrita di governi e intellettuali
di Carlo Lottieri
Certo fa un po’ sorridere la levata di scudi generale contro i lavoratori britannici. Riuniti a Davos, i maggiori esponenti della politica internazionale hanno espresso unanime contrarietà dinanzi alle agitazioni dei sindacati del Regno Unito, furiosi perché un’azienda siciliana ha vinto un’importante commessa della Total, “sottraendo” lavoro agli operai inglesi.

La sensazione è che si sia di fronte al classico bue che dà del cornuto all’asino. Perché se è vero che la battaglia intrapresa dalle trade union d’oltre Manica è sbagliata, non può essere il laburista Gordon Brown o qualche altro leader occidentale ad esprimere tale giudizio. Da tempo, infatti, Londra fa parte di quell’insieme di Paesi che stanno intervenendo massicciamente “a difesa” dell’economia nazionale: contro ogni elementare logica liberale.
Sono infatti le classi politiche politicamente corrette, oggi scandalizzate di fronte al preteso “razzismo” dei lavoratori in sciopero, che hanno aperto la strada a tutto ciò. Per quale ragione, ad esempio, il governo belga nei mesi scorsi ha salvato una propria banca in difficoltà? Ma se si sposa lo sciovinismo economico non lo si può fare a corrente alternata: aiutando le imprese di grandi dimensioni la cui sede sta a Madrid e Parigi, e non con quella working class che parla cockney e che oggi protesta con veemenza di fronte all’arrivo di quanti che le appaiono come i discendenti dei Normanni che già una volta li hanno invasi.

Brown vorrebbe ora impartire lezioni ai propri lavoratori e pretenderebbe di insegnare il libero mercato a quei disoccupati (o timorosi di diventarlo) che sfilano in corteo. Mostrò però una diversa prontezza quando si trattava di salvare i centri finanziari della City: dalla Northern Bank in giù. E l’inquilino di Downing Street non è certo il solo ad avere abbracciato le logiche interventiste.
L’attuale presidente degli Stati Uniti, ad esempio, ha condotto una campagna elettorale intrisa di retorica ultra-nazionalistica e schierata contro i prodotti asiatici, i quali sottrarrebbero opportunità alle imprese americane. Quindi ha sostenuto il piano Paulsen (varato da Bush) a sostegno delle banche e, infine, sta predisponendo un colossale intervento per aiutare Detroit e le case automobilistiche Usa.
Ma ciò che ha deciso Obama assomiglia a quanto si sta facendo in Europa, dove Angela Merkel ha stanziato oltre 50 miliardi di euro, mentre qualcosa di simile hanno fatto Nicolas Sarkozy in Francia e José Luis Zapatero in Spagna. In questo quadro appare del tutto anomala, per nostra fortuna, la situazione italiana, dato che il ministro Giulio Tremonti – che fa ricorso in continuazione ad una retorica assai avversa al capitalismo – va conducendo una politica economica piuttosto prudente, perfino sparagnina, preoccupata di evitare il dissesto dei conti pubblici.

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Nuova legge elettorale per le Elezioni Europee: introdotto lo sbarramento al 4%. Insorge La Sinistra.

Da La Repubblica

ROMA – La riforma della legge elettorale per le elezioni europee, votata oggi alla Camera, prevede l’introduzione di una soglia di sbarramento al 4%. Soglia prevista anche nei sistemi elettorali di molti altri Stati membri dell’Ue. In Germania, Polonia e Francia, ad esempio, lo sbarramento è fissato al 5%, mentre per la Svezia e l’Austria è al 4%.

Per il resto, la legge approvata oggi e che dovrà avere anche il via libera del Senato, non introduce altre modifiche alla legge numero 18 del 1979. Ecco, in pillole, il sistema elettorale con il quale si voterà il 6-7 giugno e che servirà ad eleggere il gruppo dei 72 europarlamentari della delegazione italiana a Strasburgo.

Proporzionale puro – Il riparto dei seggi avviene con il metodo proporzionale in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, su un collegio unico nazionale e con il principio dei quozienti interi e dei resti più elevati.

Sbarramento - Hanno diritto ad accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4% dei voti validi espressi.

Cinque circoscrizioni - Il territorio italiano viene suddiviso in cinque circoscrizioni nelle quali votano i cittadini. La prima, ‘Italia nord-occidentale’ comprende Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia. La seconda, ‘Italia nord-orientale’ è composta da Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Terza circoscrizione, quella dell”Italia centralè: Lazio, Umbria, Marche e Toscana. L”Italia meridionalè: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. E, infine, l”Italia insularè composta da Sardegna e Sicilia.


Preferenze – Restano le preferenze, nonostante, nella prima ipotesi di riforma il centrodestra avesse tentato di cercare un accordo per l’introduzione delle liste bloccate come per le politiche. L’elettore può esprimere, dunque, non più di tre preferenze nella prima circoscrizione, non più di due nella seconda, terza e quarta e una nella quinta

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Da YouTube.com: Salvatore Borsellino a Piazza Farnese