Da Repubblica
CAGLIARI - Se non ora, quando? “La volta scorsa ho fatto una grandissima cavolata a non candidarmi alle primarie”. Ci furono pressioni enormi, “sarei andato a chiedere i voti ai segretari delle federazioni mettendoli in imbarazzo perché il partito aveva fatto un’altra scelta. Mi rimaneva la possibilità di mettermi alla testa di una lista di consumatori.”. Troppo poco per puntare al vertice. Ma gli errori non si ripetono.
Pierluigi Bersani ha un programma, un’idea di Partito democratico (opposta per molti versi a quella di Walter Veltroni), una visione di come si esercita la leadership. Persino l’età non è un problema, a dispetto dei soliti discorsi sul ricambio generazionale. “Sono un giovane di lungo corso, io”, dice scherzando dall’alto dei suoi 57 anni. Dunque, ora. Il dado è tratto, Bersani lancia la sua corsa verso la segreteria del Pd. Con i tempi del partito che celebra il congresso a ottobre, certo. Con le variabili della politica: elezioni in Sardegna, amministrative, Europee. “Ma ho deciso di espormi subito perché sento il disamore dei nostri elettori, la mancanza di una prospettiva. Hanno bisogno di un punto di riferimento, altrimenti se ne vanno”.
Bersani gira l’Italia da settimane, nei centri della crisi. Lavora per “la ditta”, ma si guarda anche intorno, cerca di capire cosa chiedono i cittadini al Partito democratico. E a un eventuale nuovo segretario. Ieri era in Sardegna. Per Renato Soru, che potrebbe essere uno sfidante in autunno, e per ascoltare le domande del mondo del lavoro. Davanti ai cancelli della Syndial, fabbrica di cloro dell’Eni, trova ad aspettarlo tutti i 220 operai preoccupati per il loro futuro. Li rassicura, li prende sotto braccio, li coccola col suo accento emiliano, spiega anche qual è secondo lui la missione principale di un partito di sinistra. “Da 150 anni la nostra storia, con le sue evoluzioni, si fa carico del punto di vista dei più deboli, dei subordinati. Questo dobbiamo continuare a fare per costruire una società migliore”. Poi nella sede regionale del Pd a Cagliari, accompagnato dal “commissario” Achille Passoni e dall’assessore all’Industria Concetta Rau, incontra i rappresentanti dell’Eurallumina, raffineria del Sulcis che il 23 febbraio rischia di chiudere i battenti per un anno. Così hanno deciso i proprietari russi.
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il fatto è che la gente è così stanca, pessimista, sconfortata da mille problemi e mille difficoltà che non vedrà, neppure nella candidatura di Bersani (promossa dalla corrente dalemiana del partito) , una vera occasione di apertura, rinnovamento e cambiamento..
così fallisce un progetto, per colpa di una generazione che non vuole mollare, pur perdendo il consenso della sua base elettorale..,ma loro vogliono andare avanti lo stesso..